Cinisi, arriva il book crossing

book crossing fotoOggi vogliamo parlarvi di un’iniziativa interessante per chi ha a cuore il mondo dei libri.

Si è infatti svolto nei giorni scorsi a Cinisi (Pa), presso la Roshome, un incontro organizzato dai ragazzi dell’associazione Labnovecento45 in collaborazione con Assofficina Rigenerazione, per spiegare il “book crossing”.

In maniera del tutto gratuita chi vorrà aderire potrà recarsi in una delle cinque “crossing zone” per donare uno dei propri libri o in alternativa, prestando attenzione al regolamento, prenderne uno in prestito e successivamente, una volta letto, riconsegnarlo.

Durante la serata si sono susseguiti i seguenti interventi: Francesca, socia di Labnovecento45, ha spiegato il funzionamento e il dislocamento delle crossing zone; Valentina, socia di Officina Rigenerazione ha sottolineato l’importanza del riuso creativo nella costruzione materiale delle postazioni (fatte con legno, ferro e ducotone); Ottavio Navarra, di Navarra Editore, ha raccontato la sua esperienza lavorativa e di vita, sottolineando l’importanza della curiosità, della voglia di fare, di condividere e fare rete, e soffermandosi sulla figura dell’editore; l’artista Giacomo Randazzo ha ricordato del progetto simile Biblioteca Decentrata portato avanti negli anni ’70 al Circolo musica e cultura con Peppino Impastato; la Dott.ssa M. Antonietta Mangiapane della biblioteca comunale di Cinisi, ha rievocato episodi vissuti con i lettori più assidui della biblioteca, elencando qualche dato su numeri e abitudini di lettura; Caterina Palazzolo, figlia di Santi Palazzolo, della Pasticceria Palazzolo (che ha ospitato una delle crossing zone) ha riflettuto sull’importanza di fare impresa non per sé stessi, di condividere per crescere; Infine i presenti hanno dato voce alle citazioni miste che hanno trovato sulle loro sedie!

I ragazzi sono anche stati contattati dalla biblioteca di Terrasini, che ha deciso, dato il valore educativo e sociale dell’iniziativa, di donare i libri presenti in duplice o triplice copia presso i loro locali.

Le postazioni attualmente sono 5, dislocate in vari punti, (Pasticceria Palazzolo, Roshome, Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Margaret Cafe’ e Quinto Canto) si spera – ci dicono – in base all’utilizzo ovviamente, di poter creare nuove postazioni anche in qualche altro punto del paese.

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“Ma tu divertiti”, il romanzo della palermitana Mari Accardi [INTERVISTA]

Mari AccardiUn libro ironico e una protagonista femminile fuori dagli schemi, quelli che la società tende solitamente ad imporre alle donne che hanno superato la “trentina”.

Stiamo parlando del romanzo “Ma tu divertiti”, edito da Terre di Mezzo.

Per saperne qualcosa di più abbiamo intervistato l’autrice del libro, la palermitana Mari Accardi.

Chi è Mari Accardi?

Una palermitana apolide che ha paura dell’aereo e non riesce a replicare le ricette di sua madre. Una che si fa lunghe camminate scrivendo libri in testa e li riassume in vignette. Una che legge tantissimo, più di quanto scrive, e che per curiosità è pronta a imbarcarsi in avventure spesso fuori dalla sua portata. Una che ha sempre avuto come modello le ottantenni libere e stilose, per esempio Maude di Harold e Maude.

Di cosa parla il tuo romanzo e come nasce “Ma tu divertiti” ?

Volevo scrivere un libro incentrato sulla fiducia, in sé stessi e soprattutto verso gli altri. Volevo raccontare di come, provenendo da un ambiente chiuso e in un clima generale di diffidenza, ci si potesse aprire agli altri. Mi interessava seguire la storia di una ragazza che ha passato la trentina e che sembra aggirare tutte le tappe normalmente imposte.

La protagonista del romanzo è una donna. Come si sviluppa questo personaggio?

All’inizio Rita, la protagonista, torna a Palermo nel tentativo di ritrovare una direzione: ai colloqui la chiamavano «qualcosista» perché a forza di accumulare i lavori più disparati non si era specializzata in niente. Ricomincia insegnando italiano agli immigrati e poi in un liceo, in Francia. Come per ogni esperienza nuova può essere difficile e capita di sentirsi inadeguati; lei però non ha pazienza, vorrebbe subito essere brava, recuperare il tempo che crede perduto. Vorrebbe «cambiare la vita alle persone» e invece sono sempre gli altri a cambiarla a lei.

L’importanza del contesto. Come vede e vive Palermo la protagonista? Pro e contro…

Palermo è onnipresente anche quando la storia si svolge altrove. A un certo punto il suo ragazzo la accusa di vedere in Palermo la soluzione a tutto. Eppure è stata lei a voler andar via. Quando torna, la prima volta, dopo svariati tentativi falliti a Roma, la vive con timore, non per la città in sé ma per quello che non è riuscita a dimostrarle. E anche dopo, quando si trasferisce in Francia, per lavoro e poi per amore, non riesce a distaccarsene e vive sempre a metà. Spostandosi continuamente da un luogo all’altro, senza trovare ancora un vero e proprio centro – e l’amore a quanto pare non basta – l’unico porto sicuro resta la città in cui è nata, di cui conosce perfettamente i codici, la lingua. Non vivendone la quotidianità, la Palermo del suo immaginario è il posto perfetto, pieno di occasioni che però non riesce ad afferrare. Dice: «Vivevo a Grenoble ma d’estate lavoravo a Palermo, per le visite mediche tornavo a Palermo, il dentista di fiducia, anche se privato, era a Palermo, e così il parrucchiere e il tatuatore. Prima di trasferirmi in Francia non avevo mai passato così tanto tempo a Palermo».

Perché questo titolo preceduto dal … “ma” avversativo?

Uno dei racconti/episodi del libro si chiama «La vita fa schifo ma tu divertiti». Nel titolo abbiamo tolto la prima parte perché volevamo sottolineare l’aspetto più gioioso. Rita si sente fuori tempo massimo per tutto, anche per i desideri che in fondo non ha. Continua a sbagliare, si perde, allunga la lista delle sue paure, eppure c’è sempre qualcosa per cui vale la pena alzarsi dal letto, fosse solo spiare dalla finestra la storia d’amore tra due gatti.

L’ironia nella vita. Perché è importante non prenderci troppo “sul serio”?

L’ironia è un modo di affrontare le cose, di salvarsi, anche.

 

Editoria, “Creature fantastiche di Sicilia”: il ritorno di miti e leggende [INTERVISTA]

copertina_creatureUn titolo, “Creature fantastiche di Sicilia”, dove si mescolano folklore e suggestioni fantasy vagamente noir, unite ad illustrazioni dal carattere originale, mi hanno portato nei giorni scorsi, incontrando la mia curiosità, a voler approfondire le mie conoscenze riguardo a questo testo, scritto da Rosario Battiato, illustrato da Chiara Nott ed edito da Il Palindromo.

A colpire innanzitutto la mia attenzione è stato l’evidente connubio tra la storia, quella legata alle leggende, e la Sicilia. Due leitmotiv però rivisitati in chiave moderna e originale. Qui di seguito l’intervista ai due autori, Rosario e Chiara.

Come nasce “Creature fantastiche di Sicilia”?

Il progetto nasce da una passione comune per l’Isola e il suo straordinario folklore. Lo spunto per cominciare a scriverne, tuttavia, è derivato da una suggestione di Gesualdo Bufalino, che, nel saggio “L’orma del diavolo”, si chiede quanto ancora resista ai giorni nostri del nucleo fondativo delle tradizioni popolari siciliane. Questo libro costituisce la nostra personale interpretazione di questa suggestione.

Le “Creature fantastiche di Sicilia” recuperano dagli abissi della memoria popolare le creature, rigorosamente notturne, più strane e tipiche dell’Isola utilizzando spunti e citazioni di alcuni testi di autori siciliani scritti tra Otto e Novecento, da Giuseppe Pitrè a Gesualdo Bufalino, e le attualizza pescando nell’immaginario contemporaneo del fantastico americano e giapponese.

Come si amalgamano testo e illustrazioni?

Le Creature scritte e illustrate si amalgamano naturalmente, perché sono l’una parte dell’altro. C’è di fondo una forte empatia tra gli autori e questo si percepisce dalla forte continuità concettuale e contenutistica di testo e immagine. 

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Chiara e Rosario, come nasce la vostra collaborazione?

La nostra collaborazione nasce dal destino. Ci siamo incontrati tramite i rispettivi compagni e poi il progetto è venuto fuori naturalmente.

Chiara, come fanno le storie leggendarie a tramutarsi in illustrazioni? Ti ispiri a qualche stile in particolare per la realizzazione?

(Chiara) Le Creature sono nate quasi spontaneamente, perché sono riuscita a immedesimarmi sin da subito dei racconti di Rosario ed è come se le avessi viste dall’interno del mio immaginario. Dovevo solo limitarmi a disegnarle. Ho scelto una tecnica a me congeniale e che a mio avviso rappresenta contesto e periodo storico alla perfezione: il bianco e nero con scala di grigio data dalla penna.

A quale tipo di lettore è particolarmente indirizzato il vostro lavoro?

Pensiamo che non ci sia un lettore tipo, forse la bellezza di questo libro risiede appunto nella possibilità di essere trasversale per passione ed età. È adatto ai bambini, magari non troppo piccoli perché c’è qualche storia un po’ cruenta, ma appassiona anche gli adulti perché affonda le radici nella memoria di tutti, nei racconti orali delle nonne e nelle raccomandazioni che da piccoli molti di noi hanno ricevuto. Ovviamente è anche adatto ai palati appassionati di letteratura di genere, perché le storie pescano dai vari filoni del fantastico contemporaneo. Per queste ragioni non esiste probabilmente un pubblico specifico, ma è un invito alla lettura che riguarda un po’ tutti.

Perché è giusto far rivivere le leggende?

Il folklore è parte della nostra storia e ci permette di stare in una storia ancora più grande, perderlo significherebbe rinunciare al nostro posto nel mondo. Il nostro tentativo di recuperare, riscrivere e illustrare queste storie, aggiornandole nel linguaggio e nei riferimenti, si propone di proteggere un patrimonio popolare che non può restare confinato agli studi accademici, ma che deve essere nuovamente offerto ai lettori.

Il libro si può acquistare in libreria, nei principali store online (amazon, ibs, feltrinelli, mondadori etc…) oppure sul sito della casa editrice (ilpalindromo.it/edizioni/creature-fantastiche-di-sicilia/)

Palermo, l’autore Nino Inzerillo ci racconta il suo “Terremoto Inventato”

InzerilloOggi la redazione di Made in Sicily si imbatte addirittura in un Terremoto. Ma niente paura. Stiamo parlando del “Il terremoto inventato”, il romanzo d’esordio di Nino Inzerillo, edito da Bookabook. Nel romanzo tutto è reale, irreale e surreale al contempo. L’autore – ci racconta – cerca di seguire quel flusso di coscienza che animava i padri della letteratura russa. Un testo che si offre ad un lettore che non ha più voglia di misurarsi con testi ovvi, scontati e banali, ma cerca una sfida con una prosa ricca, colta e pregna di significati All’autore palermitano abbiamo posto, incuriositi soprattutto dal titolo, qualche domanda.

Ciao Nino, chi sei e di cosa ti occupi?

Ciao, sono nato a Palermo nell’ottobre del 1956. Mi sono occupato di ricerca sociologica in collaborazione con la Prof. Marchese Consiglio, docente di Sociologia dell’Educazione, in quella che allora era la Facoltà di Magistero. Ho insegnato, mi sono occupato di orientamento e selezione del personale. Negli ultimi anni ho avuto incarichi, come esperto di politiche attive del lavoro, dalla Regione Sicilia.

Come nasce l’idea di “mettere su” un romanzo?

L’idea di scrivere un romanzo viene decisamente da lontano, ha origine nel 1978, dopo il mio primo viaggio in Finlandia. Per anni il mio testo ha giaciuto nei cassetti, per via del mio lavoro ed anche per la ferma volontà di trovare un editore che godesse appieno della mia fiducia. Ho pubblicato saggi ed articoli, poi lo scorso anno ho deciso che era tempo di dare alle stampe il mio romanzo e di proporlo al pubblico.

Perché questo titolo,“Il terremoto inventato”?

Il titolo è un omaggio alla matrice costruttivista della mia formazione culturale. Laddove la realtà è inventata, individuale, così come la percepiamo ed elaboriamo. Nel romanzo richiamo due terremoti che ho realmente vissuto, segnatamente quello del ‘68 e l’altro del 2002. Anche se in realtà il sisma più profondo è un accadimento psichico.

Il Terremoto Inventato

Quindi, quanto c’è di vero e quanto invece è frutto di fantasia…?

La bilancia pende dalla parte della realtà, ma lasciami rammentare quella che è la mia visione della realtà. Sono vicende che ho vissuto, viste attraverso lo specchio delle mie elaborazioni, sono proiezioni della mia mente ed al contempo introiezione del feedback relazionale degli altri. In estrema sintesi: c’è molto di vero, ma non tutto. Spetta al lettore tentare di stabilire una linea di demarcazione, fra ciò che ritiene vero, ciò che è fantastico e ciò che è mera commistione di entrambi gli elementi.

Svelaci qualche curiosità. Perché non dovremmo lasciarci sfuggire questa lettura?

Io ho spesso definito “Il terremoto inventato” come un tuono nel panorama stagnante della letteratura italiana. Ho una percezione elevata del mio stesso lavoro, quel che offro è un caleidoscopio di emozioni, dove tutto è reale, irreale e surreale al contempo. Ho cercato di seguire quel flusso di coscienza che animava i padri della letteratura russa, ecco il romanzo si offre ad un lettore che non ha più voglia di misurarsi con testi ovvi, scontati e banali, ma cerca una sfida con una prosa ricca, colta e pregna di significati. Il ritorno del romanzo d’autore, così l’ho definito nel corso di questi mesi. Le vendite sono finora soddisfacenti e, se avrà il riscontro che merita, sappi che ho già finito la prima stesura del sequel…

Chiara Taormina, la scrittrice siciliana che scrive ai più piccoli [INTERVISTA]

Chiara Taormina

Oggi conosciamo Chiara Taormina, mamma e scrittrice palermitana, specializzata in letteratura per l’infanzia. Alla scrittrice abbiamo posto qualche domanda.

Ciao, Chiara chi sei e di cosa ti occupi?

Ciao, mi chiamo Chiara Taormina e sono una scrittrice siciliana. Il mio amore per la scrittura ha esordi lontani, infatti, scrivo dall’età di dieci anni. Agli inizi, scrivevo soltanto brevi poesie, in seguito mi sono appassionata anche agli haiku, il genere di poesie in tre versi di origine giapponese.

Alla nascita di mia figlia, la mia passione ha avuto un’evoluzione e ho iniziato a scrivere fiabe per bambini. Ho pubblicato, nel corso degli anni, diversi libri per bambini, editi da Il Ciliegio Edizioni.

Come nasce la passione per la scrittura?

Penso che sia una cosa del tutto naturale per me, non riesco a concepire la mia vita senza scrivere. Sento il bisogno di comunicare i miei valori attraverso le mie storie, con la speranza che i bambini recepiscano il messaggio educativo che non può mancare in una storia fantastica.

libro

Qualche curiosità sul tuo nuovo libro “Ruggero e la macchina del tempo”?

Il libro di Ruggero è tratto da una storia autobiografica. Un’estate di alcuni anni fa, nel mio giardino della campagna, è spuntato un coniglietto che mia figlia ha chiamato proprio Ruggero. La fiaba parla di amore e dedizione verso gli animali, di amicizia e di altruismo. Insegna ai bambini a saper perdonare anche un grave torto e che con l’amore tutto si può superare. Il libro è impreziosito dalla prefazione di un grandissimo scrittore, Luis Sepúlveda, autore della indimenticabile Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. Credo sia stato il momento più emozionante della mia carriera perché Luis Sepúlveda è da sempre il mio scrittore preferito. Ho letto tutti i suoi libri e li ho amati profondamente.

Il tuo è un pubblico particolare, perché scegli di rivolgerti ai più piccoli?

Amo scrivere per i bambini perché sono un pubblico molto attento e hanno le idee molto chiare. Quando vado nelle scuole a parlare dei miei libri, resto sempre molto stupita dalla capacità dei bambini di saper cogliere il messaggio della storia. E poi, si sa, i bambini sono il nostro futuro, e loro costruiscono il domani attraverso i sogni e soprattutto con le letture di un certo tipo.

La scrittrice Alessandra Hropich ci spiega cos’è la felicità attraverso il suo libro

Oggi incontriamo la scrittrice Alessandra Hropich a cui diamo un caloroso benvenuto.

Alessandra, è un insolita laureata in legge che, ci dice, anziché fare l’avvocato, anni fa decide di dedicarsi interamente alla scrittura. Nove anni fa arriva la prima pubblicazione “Quando il mostro è il proprio padre”, poi il secondo libro “La Felicità? Ve la do io!”, ancora una volta – tiene a precisare – un libro di storie vere, la sua passione.

Alessandra, come nasce la passione per la scrittura?

Odiavo la scrittura ma anni fa decisi di seguire i consigli di una nota editorialista che mi disse: “Si appunti tutti i suoi pensieri al mattino, se non li scrive subito, magari potrebbe dimenticare belle idee che andrebbero sviluppate!” Provai a farlo e nacque la passione per la scrittura, l’editorialista aveva ragione, in effetti ho le idee migliori al mattino, poi svaniscono con la stanchezza del giorno.

Nel tuo libro ci parli della felicità ma cos’è per te la felicità?

La Felicità è uno stato d’ animo, non si tratta solo di momenti. Tanti la confondono con attimi di gioia ma poi si rendono conto che quegli attimi finiscono per affievolirsi presto, e facilmente si ricade nell’apatia e nella tristezza. Domandarsi se la nostra vita, così come la viviamo ci soddisfi bisogna farlo ma è una domanda che spaventa molti.

Ma tutti possono essere felici? O la felicità è solo per pochi?

La felicità non conosce reddito, né stato sociale, solo lo stato d’ animo. É provato che vi sono persone felici anche in paesi poveri del mondo, questo la dice lunga sulla felicità. La gioia creativa, l’ amore per le cose e le persone ci avvicinano alla felicità. Ma non basta, occorre anche volersi bene e riappropriarsi di una certa dose di autostima. Chi non si piace o non si rispetta difficilmente riesce a vivere bene e a pensare di essere felice. Osservare chi è felice, senza invidiarlo ma prendendo nota dei suoi comportamenti potrebbe essere un valido toccasana per chi vuole migliorare la qualità della vita.

Il libro contiene dei consigli per “imparare” l’arte della felicità? Svelaci la tua ricetta…

Il libro contiene numerosi consigli per ogni caso raccontato. Sono consigli per tutti. Si può imparare ad essere felici basta volerlo e agire positivamente. La ricetta? Allora un pizzico di riflessione, incoscienza quanto basta, anticonformismo e poi mangiare bene, il giusto, non tanto ma bene. Evitate l’ansia e tenete alla larga l’invidia. Questi alcuni segreti per vivere bene.

Salutiamo e ringraziamo Alessandra. Per maggiori informazioni sul libro potete cliccare su questo Link

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Troverete l’intervista anche su PartinicoLive

Terrasini, il 28 agosto spazio alla tradizione siciliana con la presentazione del volume “Genius Loci e Locus Genii”

Verrà presentato il 28 agosto, alle ore 18:30, presso i locali di Villa Adriana Golden Park (Cinisi-Terrasini) il volume di Ino Cardinale dedicato alla tradizione siciliana. Il testo, realizzato con il sostegno e il patrocinio del GAL-Golfo di Castellammare, punta la sua attenzione sui costumi siciliani, le usanze, le tradizioni, i proverbi,le espressioni verbali e tanto altro, a partire da immagini teatrali i cui protagonisti sono attori dilettanti, uomini comuni.

E’ facile intuire, prendendo le mosse dal titolo che è un po’ un gioco di parole, lo stretto legame tra le usanze e i luoghi. Il primo, storicamente, a far riferimento al “Genius loci” fu Servio tra il IV e V secolo D.C., in un commento all’Eneide. Precisamente egli disse legandosi a un concetto del culto romano, Nullus locus sine genio”, che tradotto diventa “nessun luogo è senza Genio”.

Il testo, come sostiene il Prof. Giovanni Ruffino, è qualcosa di più di un semplice libro. È anche un esperimento intelligente e vivo, lontano dalle fredde raccolte repertoriali”. Il testo, oltre a fornire una seria e storica testimonianza di una cultura legata all’oralità, si presenta come un vero e proprio toccasana per coloro che desiderano conoscere e rispolverare le antiche tradizioni siciliane.

Durante la presentazione ne discuteranno Adalberto Magnelli, il Prof. Giovanni Ruffino, Rino Caputo, Gianfranco Jannuzzo. Interverranno Pietro Puccio e Andrea Ferrarella. Coordina gli interventi la giornalista Alessandra Turrisi. Previsti momenti musicali ad opera del Gruppo polifonico del Balzo.