“Ma tu divertiti”, il romanzo della palermitana Mari Accardi [INTERVISTA]

Mari AccardiUn libro ironico e una protagonista femminile fuori dagli schemi, quelli che la società tende solitamente ad imporre alle donne che hanno superato la “trentina”.

Stiamo parlando del romanzo “Ma tu divertiti”, edito da Terre di Mezzo.

Per saperne qualcosa di più abbiamo intervistato l’autrice del libro, la palermitana Mari Accardi.

Chi è Mari Accardi?

Una palermitana apolide che ha paura dell’aereo e non riesce a replicare le ricette di sua madre. Una che si fa lunghe camminate scrivendo libri in testa e li riassume in vignette. Una che legge tantissimo, più di quanto scrive, e che per curiosità è pronta a imbarcarsi in avventure spesso fuori dalla sua portata. Una che ha sempre avuto come modello le ottantenni libere e stilose, per esempio Maude di Harold e Maude.

Di cosa parla il tuo romanzo e come nasce “Ma tu divertiti” ?

Volevo scrivere un libro incentrato sulla fiducia, in sé stessi e soprattutto verso gli altri. Volevo raccontare di come, provenendo da un ambiente chiuso e in un clima generale di diffidenza, ci si potesse aprire agli altri. Mi interessava seguire la storia di una ragazza che ha passato la trentina e che sembra aggirare tutte le tappe normalmente imposte.

La protagonista del romanzo è una donna. Come si sviluppa questo personaggio?

All’inizio Rita, la protagonista, torna a Palermo nel tentativo di ritrovare una direzione: ai colloqui la chiamavano «qualcosista» perché a forza di accumulare i lavori più disparati non si era specializzata in niente. Ricomincia insegnando italiano agli immigrati e poi in un liceo, in Francia. Come per ogni esperienza nuova può essere difficile e capita di sentirsi inadeguati; lei però non ha pazienza, vorrebbe subito essere brava, recuperare il tempo che crede perduto. Vorrebbe «cambiare la vita alle persone» e invece sono sempre gli altri a cambiarla a lei.

L’importanza del contesto. Come vede e vive Palermo la protagonista? Pro e contro…

Palermo è onnipresente anche quando la storia si svolge altrove. A un certo punto il suo ragazzo la accusa di vedere in Palermo la soluzione a tutto. Eppure è stata lei a voler andar via. Quando torna, la prima volta, dopo svariati tentativi falliti a Roma, la vive con timore, non per la città in sé ma per quello che non è riuscita a dimostrarle. E anche dopo, quando si trasferisce in Francia, per lavoro e poi per amore, non riesce a distaccarsene e vive sempre a metà. Spostandosi continuamente da un luogo all’altro, senza trovare ancora un vero e proprio centro – e l’amore a quanto pare non basta – l’unico porto sicuro resta la città in cui è nata, di cui conosce perfettamente i codici, la lingua. Non vivendone la quotidianità, la Palermo del suo immaginario è il posto perfetto, pieno di occasioni che però non riesce ad afferrare. Dice: «Vivevo a Grenoble ma d’estate lavoravo a Palermo, per le visite mediche tornavo a Palermo, il dentista di fiducia, anche se privato, era a Palermo, e così il parrucchiere e il tatuatore. Prima di trasferirmi in Francia non avevo mai passato così tanto tempo a Palermo».

Perché questo titolo preceduto dal … “ma” avversativo?

Uno dei racconti/episodi del libro si chiama «La vita fa schifo ma tu divertiti». Nel titolo abbiamo tolto la prima parte perché volevamo sottolineare l’aspetto più gioioso. Rita si sente fuori tempo massimo per tutto, anche per i desideri che in fondo non ha. Continua a sbagliare, si perde, allunga la lista delle sue paure, eppure c’è sempre qualcosa per cui vale la pena alzarsi dal letto, fosse solo spiare dalla finestra la storia d’amore tra due gatti.

L’ironia nella vita. Perché è importante non prenderci troppo “sul serio”?

L’ironia è un modo di affrontare le cose, di salvarsi, anche.

 

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