La Bohème di Saturnino, la soffitta- museo di Piazza del Duomo a Milano

Rivive, attraverso il ricordo del figlio, l’arte di Carlo Franzini  “Il Saturnino”      

“Vorrei restare sempre fedele a me stesso e dare voce, con i miei colori,alla ribellione dell’uomo che non vuole morire”

Carlo Franzini

ARTISTA E TENORE LIRICO –  Carlo Franzini nasce a Milano nel 1923. Nel 1948, una volta terminati gli studi presso l’Accademia di Brera, si reca a Parigi per fuggire a un triste e già programmato futuro da impiegato di banca. L’atmosfera parigina è vivace e coinvolgente, l’artista però viene messo a dura prova dalle finanze. Durante i primi mesi di permanenza, senza un alloggio e senza denari, è costretto a trovare riparo sotto i ponti della Senna.

Pian piano inizia ad integrarsi e per riuscire a mantenersi sfrutterà le sue doti canore, ereditate dal nonno, esibendosi nei bistrot di Montmartre. Conoscerà diversi personaggi, tra i tanti basta fare accenno al pittore Matisse.

La carriera di Carlo Franzini sarà sempre divisa tra due passioni, quella dell’arte e quella del canto lirico. Infatti,  nel 1951, farà ritorno in Italia per  partecipare al concorso nazionale per nuove voci e lo vince, debuttando così al Teatro Nuovo di Milano nelle “Preziose ridicole” di Felice Lattuada. La carriera di tenore lirico, che terminerà nel 1978 dopo aver cantato alla Scala di Milano ne’ “La favola di Orfeo” di Alfredo Casella,  lo porterà a calcare i più importanti palcoscenici del mondo. Continua parallelamente anche l’amore per l’arte,  è di qualche anno precedente, precisamente del 1975,  la  mostra antologica esposta nella sala delle cariatidi al Palazzo Reale di Milano.

Nel 1986 muore la madre a cui era legatissimo. L’artista cade in un profondo stato di depressione dal quale, alla fine, lo salverà la pittura: dipinge nell’arco di un quadriennio (86/90) le sue tele più belle e più intense, a tutt’oggi ancora mai esposte al pubblico.

Nel 2003, il 27 gennaio, colpito da un infarto, muore all’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo. Ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio terreno, un piccolo capannello di sedici persone.

LO STILE ATTRAVERSO I RITRATTI – In un contesto sfumato, caratterizzato da una languida incertezza, visibile nello stile come nella tecnica adoperata, lo sguardo o meglio l’espressione del soggetto, a tratti spaventato e sulla difensiva, come a volersi difendere da un mondo non totalmente compreso, è ritratto con maggiore decisione finendo così per distinguersi dal contesto stesso, catturando l’attenzione dello spettatore. Che sia questa, forse, anche la visione che l’artista ha della vita stessa, una vita dominata dalle insicurezze dovute alle circostanze e dagli avvenimenti in cui si è trovato coinvolto, in contrasto però rispetto a una ferma volontà e a un carattere deciso. I colori utilizzati dall’artista sono solitamente intensi e decisi per diventare talvolta più languidi e delicati come nella tela “Parigi che amo – Montmartre – Festa notturna a Place Tertre” del 1990 (immagine in evidenza). Molte sono le opere dedicate ai paesaggi, ai ritratti delle persone care e al Natale. Chi volesse maggiori informazioni può collegarsi al sito www.ilsaturnino.com

 Autoritratto 1975
Autoritratto, 1975
 L'attentato a Giovanni Paolo II
L’Attentato a Giovanni Paolo II

IL RICORDO DEL FIGLIO – Roberto Franzini, il figlio, continua con affetto a mantenerne viva la memoria: “Non è molto semplice riassumere la storia intensa e un po’ avventurosa di mio padre. Ha vissuto con talmente tanta passione ogni momento, che qualsiasi cosa abbia fatto mi sembra degna di essere ricordata. Era dotato di uno spirito molto indipendente e amava lavorare nella monastica solitudine della “Bohème di Saturnino“, la sua silenziosa soffitta/museo di Piazza del Duomo a Milano. Non ha mai inseguito “mode” artistiche, né ha fatto parte di scuole, correnti o movimenti culturali. Nonostante questo suo isolamento, della sua arte si sono occupate le migliori firme del panorama artistico e culturale del suo tempo: Luciano Garibaldi, Federico Zeri, Mario Portalupi, Leonardo Borgese, su tutti”.

Erika Provenzano

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